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Archy, un client Google Drive con una marcia in più, in anteprima per iSpazioMac: ecco le nostre impressioni!



Negli ultimi giorni abbiamo avuto il piacere di provare il frutto del lavoro di un piccolo ma promettente team di sviluppatori, tra cui spicca anche un giovane italiano. Si tratta di Archy, un client per Google Drive che, riprendendo il titolo, gode di una vistosa marcia in più nei confronti della sua controparte ufficiale da parte di Google. Vediamo insieme i suoi punti di forza in una anteprima esclusiva.

Come molti sapranno, Google Drive ha lanciato, da qualche tempo, il proprio servizio di cloud storage, affiancandosi agli ottimi servizi concorrenti già disponibili da tempo. In verità anche Google permetteva la conservazione di dati su server da diverso tempo, grazie a Google Docs, ma solo recentemente il tutto si è trasformato in un vero e proprio servizio di storage online. E il punto di forza di Google rispetto ai concorrenti sta proprio nell’ecosistema di applicazioni Google, come Docs, che permette l’editing online dei propri documenti, gratuitamente.

Sfortunatamente, il client ufficiale di Google Drive per OS X, che permette l’archiviazione veloce dei propri files senza passare dal browser, è deludente. Nulla di più che una cartella di OS X che si sincronizza con il server Google. Una soluzione molto simile a Dropbox, ma ancora acerba (ad esempio, manca la possibilità di ottenere un link del file facendo il semplice clic destro) e, soprattutto, totalmente prive dell’ “ecosistema Google” di cui abbiamo accennato prima.

E qui entra in gioco Archy, che promette di fare quel qualcosa in più che il client ufficiale non è in grado di fare. L’applicazione, attualmente in beta pubblica, è già in uno stadio piuttosto avanzato, cosa che ci ha permesso di osservarla per tirare le somme su ciò che potrà essere il lavoro finito.

Iniziamo dalla veste grafica. Esatto, perché differentemente dal client ufficiale, Archy non è una banale cartella sincronizzata con Google, ma una applicazione a tutti gli effetti. L’interfaccia riprende linee già piuttosto utilizzate per altre applicazioni vincenti, come l’ottimo Sparrow, che proprio recentemente ha addirittura attirato l’interesse di Google. Apprezziamo la pulizia e lo stile di questo tipo di GUI, essenziale e gradevole al tempo stesso.

Per quanto la “presentazione” sia impeccabile, non è l’impatto visivo ad essere il principale punto di forza di questa applicazione. Mentre il client ufficiale si ferma al drag and drop, Archy promette molto di più: dall’applicazione è possibile gestire a 360° i propri documenti, impostare quelli preferiti, ottenere i link per la condivisione rapida con un semplice clic del tasto destro, ordinarli secondo tantissimi criteri.

Un clic destro su di un documento apre un mondo di possibilità.

Interessante la presenza di un sistema di preview del documento completamente indipendente da OS X, in grado di aprire qualunque documento su cui Google Docs sappia mettere mano, come ad esempio un file .ppt o un foglio Excel, senza necessitare di alcun programma esterno.

Il sistema di preview è soltanto il biglietto da visita del principale punto di forza di Archy, ovvero l’ottima integrazione con l’ “ecosistema Google”. Tramite un tasto a forma di “+” potremo comunicare al server di creare un nuovo documento, che sia una presentazione, una tabella o un foglio di testo, che verrà immediatamente aggiunto ai propri files depositati.
E adesso viene il bello. Archy può aprire presentazioni, tabelle, pdf e fogli di testo con Google Docs, lanciando al volo una finestra di editing web già puntata sul documento. Ciò significa che potreste anche essere sprovvisti di una suite come iWork, Office o OpenOffice, ma sarete sempre in grado di organizzare e modificare perfettamente e in fretta i vostri documenti, senza spendere per le costose suite appena citate. E al tempo stesso, mantenendo il tutto salvato “sulla nuvola”, in modo da poter disporre dei vostri documenti da qualunque PC, Mac o altro dispositivo.
Non è tutto. Impostando l’apertura di un programma esterno di cui si dispone, Archy si preoccupa comunque di mantenere la copia aggiornata non appena il lavoro è stato salvato. Una soluzione che ricorda molto da vicino quanto si è visto nella presentazione di OS X Mountain Lion e iCloud.
Molto è stato fatto anche dal punto di vista della condivisione. Non solo è possibile ottenere immediatamente il link al download dei singoli elementi, ma si può anche abilitare uno o più files alla lettura e alla scrittura da parte di altri utenti registrati a Google. Questi ultimi ritroveranno tali files condivisi nel loro personale Google Drive. Di default, vengono anche notificati tramite mail.

 

Basta cliccare su un apposito pulsante a fianco di ogni elemento per poter decidere con chi condividere il file e stabilire se concedere i permessi di scrittura o soltanto di lettura. Tale pulsante è visibile anche sulla parte superiore dell’applicazione, per permettere la condivisione rapida di files multipli. Con un clic su una icona a forma di lucchetto vicino ad ogni file possiamo poi modificare i permessi relativi ai files, rendendoli pubblici o visibili ai possessori del link univoco. Infine, da una apposita sezione dell’applicazione, possiamo vedere tutti i nostri contatti Google e i relativi files condivisi.

Infine, sono apprezzabili anche alcune features di contorno. Prima su tutte, il drag and drop tramite l’icona sulla Menu Bar di OS X, una manna sugli schermi a risoluzione modesta. Trascinando files o cartelle sull’icona di Archy posta sulla barra, questi saranno automaticamente importati in Google Drive.

E per i futuri possessori di OS X Mountain Lion, l’applicazione sarà in grado di notificare l’utente, tramite Centro Notifiche, sul termine dell’upload e sulle modifiche che hanno subito i propri files (magari per sapere se qualche utente ha modificato un file condiviso). Tra l’altro, abbiamo testato Archy proprio su OS X Mountain Lion, dove si è comportato perfettamente, senza blocchi e crash improvvisi, nonostante la natura “non finita” dell’applicazione. Ad ogni modo, la compatibilità è assicurata anche per OS X Lion e OS X Snow Leopard.

Questo è Archy, il progetto ambizioso di un piccolo ma intraprendente team che, ne siamo assolutamente certi, saprà conquistare tanti utenti e imporre la propria applicazione come client definitivo per Google Drive.

Cosa criticare? Davvero piccolezze, i tipici problemi che possono riscontrarsi in una versione ancora in fase di lavorazione che, più che una critica, costituiscono una semplice segnalazione. L’interfaccia, nel nostro test, non è riuscita a mostrare l’avatar dell’ account Google collegato; rimuovendo la visualizzazione dell’icona da Dock (lasciandola su Menu Bar) alcune opzioni spariscono. Si tratta, però, di una limitazione di OS X, per cui ci aspettiamo semplicemente un avviso per l’utente meno esperto che attiva tale funzione.

Ci aspettiamo anche un messaggio iniziale al primo avvio che ci permetta di decidere tra i due tipi di visualizzazione previsti (quello impostato di default nella beta potrebbe risultare confusionario per alcuni). Infine, non c’è modo di impostare la lingua italiana, ma siamo sicuri che la versione finale sarà multilingua.

A questo proposito, gli sviluppatori ci hanno comunicato che il rilascio della versione 1.0 è previsto per il prossimo autunno. L’applicazione è già ad uno stadio decisamente avanzato, per cui siamo certi che questi mesi serviranno a limare alla perfezione una applicazione che già da ora si è comportata in modo esemplare.

Attualmente, Archy è disponibile per tutti, in versione beta pubblica, attraverso questo indirizzo e verrà distribuito, nella sua versione finale, attraverso il Mac App Store. Sono molto gradite segnalazioni e suggerimenti, attraverso una pagina apposita. Vi consigliamo vivamente il download, anche solo per qualche prova. Fateci sapere le vostre impressioni attraverso i commenti!

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3 Commenti

  1. A me sfugge però la comodità rispetto all’uso dell’ottima interfaccia web di Google, specie con Chrome.

    Thumb up 0 Thumb down 1

    • Avere una applicazione dedicata secondo me è molto meglio, così come per la posta o altro. Soprattutto per gli schermi piccoli dove mantenere una finestra di browser aperto è controproducente.

 

   Commenti




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